20-21 agosto 2011 GITA SOCIALE AL MONTE VELINO

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Il Monte Velino, alto 2487 metri, è la cima più elevata della catena Velino-Sirente. È situato in Abruzzo,  a poca distanza dal confine con il Lazio, tra la conca del Fucino e le valli dei fiumi Aterno, Salto e Velino.
Dalla sommità del Velino è possibile ammirare tutto il bacino del Fucino, sul quale si affaccia in modo imponente, e nelle giornate più limpide si può addirittura arrivare a vedere ambedue i mari che racchiudono la penisola. È una montagna brulla e sassosa, non solcata da strade, cui si affianca il Monte Cafornia.
Il massiccio si trova all'interno del Parco naturale regionale Sirente-Velino.  Il Velino si caratterizza per la presenza di dirupi e brecciai e un aspetto desolato e desertico,  su cui però cresce una flora e una vegetazione di grande interesse.  Ha un rifugio "Capanna di Sèvice" a quota 2.119 m., appena sotto la vetta omonima. La fauna è simile da quella degli altri monti dell'Appennino centrale.  Sono scomparsi i grandi mammiferi, mentre sono presenti il lupo e il cinghiale.
 
Domenica 21 agosto alle ore 6 sveglia, colazione e partenza per S. Maria in Valle (vedi allegato) dove comincia la camminata (m. 1022), percorrendo il sentiero n. 3A (Via Normale).
Si sale per carrareccia e si raggiunge il Passo Le Forche (m. 1221), quindi si piega a destra e si risale il Vallone di Sevice fino all’omonimo fontanile perenne a quota m. 1975 (3-4 ore). Si prosegue fino alla Selletta dei Cavalli da dove, piegando a sinistra s'incontra a pochi metri il Rifugio Capanna di Sevice (m. 2119); il sentiero continua giungendo alla parte sommitale delle Tre Sorelle (panorama grandioso) e, dopo aver rasentato le pareti verticali N-E della Val di Teve ed affrontato il cono finale, si arriva alla vetta del Monte Velino m. 2487 (ore 5 circa).
Si riscende per la stessa via in circa tre ore.
L’intero  percorso è approssimativamente di 13 km.  complessivi . 
Il dislivello in salita è di m. 1465 circa e ovviamente altrettanto in discesa; il sentiero non è difficile,  anche se gli ultimi 20 m. circa  per arrivare alla vetta richiedono una certa  attenzione (specialmente in fase di discesa) in quanto per ripido ghiaione,  per cui l’escursione viene classificata EE (per escursionisti esperti).
 
Munirsi di abbigliamento estivo, cappellino, occhiali da sole ecc., ma indispensabile anche un pile,  guanti e berretto di lana di scorta  perché a quella quota fa freddo, se il tempo cambia. Scarponi da trekking,  mantella impermeabile, almeno un litro d’acqua anche se in agosto il rifugio è aperto e l’acqua del fontanile di Sevice è potabile. 
 
Partenza sabato 20/8/2011 ore 14,30 da Piazza Giotto.
Rientro nella tarda serata del 21/8/2011.

Quota di partecipazione per socio:
In camera tripla  € 117
In camera doppia € 120
In camera singola (numero limitato) € 133
La quota comprende una mezza pensione e il viaggio.

Ultimo giorno utile per iscriversi è il 10/8/2011.
  
Accompagna il gruppo Valdemaro Nocentini
Tel. 392 5050500
 
SANTA MARIA IN VALLE PORCLANETA 
 
Nei pressi di Rosciolo, piccolo borgo di origini medievali ai piedi del monte Velino, affacciato sulla valle che, superato Magliano dei Marsi, sfocia nella piana del Fucino, si trova uno dei gioielli dell’architettura romanica in Abruzzo, la chiesa di Santa Maria in Valle Porclaneta . Oltre che dalla meraviglia della sua architettura, la suggestione della chiesa nasce in gran parte dalla sua posizione, isolata nella natura e oggi protetta dal Parco Regionale Sirente-Velino, dai tesori di scultura che conserva, dal misterioso autore del suo ambone, ma anche dal suo particolare nome. Le spiegazioni della parola porclaneta con cui è denominata la chiesa sono infatti varie: per taluni deriva dall’ebraico antico con il significato di “baratro”, per altri verrebbe invece dal greco poru clanidos, ovvero “dal manto di tufo”, per altri ancora è da mettere in relazione con il culto locale di Porcifer (o Purcefer) una divinità pagana alla quale era dedicato un tempio. In realtà il luogo è conosciuto anche col toponimo antico di Vale Merculana.
Se la costruzione di una prima antica chiesa può essere ipotizzata tra il V e il VI secolo sulle rovine di un tempio pagano, la prima data certa che testimoni senza ombra di dubbio l’esistenza di Santa Maria è il 1048, allorché il conte dei Marsi Berardo, dona il castello di Rosciolo e le sue pertinenze al monastero di Santa Maria; segue un’ulteriore donazione di Berardo del 1084, in cui il monastero viene inserito nei possedimenti dell’Abbazia benedettina di Montecassino. Il progetto originario della chiesa prevedeva un interno diviso in tre navate per ripetere, seppure a una scala ridotta, lo schema di San Liberatore a Majella (la presenza qui a Rosciolo delle maestranze di San Liberatore si nota anche nei particolari scolpiti su alcuni capitelli). La decorazione esterna delle absidi è successiva, aggiunta probabilmente nella prima metà del Duecento come avvenuto con interventi simili, ad esempio nella basilica valvense di San Pelino a Corfinio.
Lo spazio interno è diviso, per la sua lunghezza, in due aree pressoché quadrate, una verso la porta d'ingresso e una verso l’abside, dove si trova l’altare. Esse sono separate da transenne in pietra su cui poggiano quattro esili colonnine che reggono un elemento architettonico tipico delle chiese medievali, l’iconostasi. In questo caso è realizzata in legno ed è rarissimo che si sia conservata sino ai nostri giorni. Esiste in Abruzzo un solo altro esempio, nella vicina San Pietro in Albe, ma è in pietra. L’iconostasi era decorata con varie immagini sacre (dette appunto icone) e segnava la separazione tra lo spazio  cui erano ammessi i fedeli e quello riservato ai religiosi. Le due lastre in pietra sulle quali poggia sono dette plutei e hanno decorazioni a bassorilievo di vario genere, tra cui si riconoscono il leone, il grifo, l’aquila, il drago e i cigni.
 
Addossato ai pilastri quadrangolari della navata centrale, si riconosce un altro elemento importante dell’arredo: l’ambone. Questo fu realizzato nel 1150 da Nicodemo e da Roberto, due misteriosi maestri che in quegli anni girano le contrade abruzzesi realizzando questi straordinari pulpiti in varie chiese della regione. Quest’ambone serve da spunto per quello, più famoso, di Santa Maria del Lago a Moscufo, realizzato dal solo Nicodemo nel 1159. Sull’altare si trova una sorta di baldacchino detto ciborio e realizzato qualche anno prima dagli stessi maestri. Nicodemo abbandonerà progressivamente questo modello, preferendo una soluzione stilisticamente semplificata usata nell’ultimo ambone realizzato in Abruzzo, quello del 1166 per la chiesa di Santo Stefano a Cugnoli. Il ciborio di Santa Maria è poi replicato da Nicodemo e Roberto a San Clemente al Vomano.