3/4/5 Settembre 2010 Gita sociale in Val Codera e Val Màsino

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In Lombardia, oltrepassato il Lago di Como e giunti all’altezza del Lago di Mezzola, in Val Chiavenna, si nota sulla destra una profonda forra incisa tra due costoni rocciosi; nulla lascia intuire dietro quell’aspro portale di pietra un mondo ricco di storia, testimone di una civiltà montanara che ha scelto il granito per scrivere la propria identità.
L’ itinerario proposto, che coincide nei primi due giorni con le prime due tappe del “Sentiero Roma”, una delle più famose alte vie delle Alpi, realizzato e attrezzato nel 1928 dalla sezione milanese del CAI, percorre la lunga e sinuosa Val Codera per portarsi, oltre il Passo del Barbacan, in  Val Porcellizzo e confluire, attraverso questa e la Valle dei Bagni, in Val Masino. Un percorso impegnativo, particolarmente nella tappa centrale, che corre sul filo di granito di uno dei più spettacolari scenari rocciosi delle Alpi Centrali.
 
PROGRAMMA
 
Venerdì 3 settembre
Partenza da Piazza Giotto alle 5.45 e da Piazza G. Monaco alle 6.00 precise.
Arrivo previsto a Novate Mezzola verso mezzogiorno circa. Dalla vicina frazione di Mezzolpiano (m. 316) ha inizio la mulattiera per la Val Codera. Si risale subito la ripida testata che precipita verso il fondovalle su una zigzagante mulattiera, praticamente una lunghissima scala in superbi lastroni di granito sanfedelino, le cui cave abbandonate s’incontrano ai bordi. In circa un’ora si raggiunge la sommità della forra di Codera, presso un panoramico ballatoio roccioso; da questo punto un tratto pianeggiante precede gli stretti tornanti che salgono alle poche case di Avedèe (m. 790) e alla sella da cui finalmente si vede il lungo e profondo solco della Val Codera. Superando qualche passaggio a picco sul torrente si raggiunge l’abitato di Codera (m. 825); aggirandosi tra le tortuose viuzze del paesino, che contava più di 400 anime tre secoli fa, si osserva l’armonio-
so e sapiente incastro dei blocchi di granito coi quali l’intero villaggio è stato costruito.
Usciti da Codera il paesaggio cambia radicalmente: la valle si fa ampia, pianeggiante e desolata, massi e ghia-
ioni prendono il posto di alberi e boschi. Dopo una cava e una chiusa sul torrente, la valle si orienta verso est e il sentiero attraversa un vasto greto, fino alle baite di Saline (m. 1085). Da qui in poi, passati sulla riva sinistra del torrente, si marcia in piano tra ombrosi boschi di larici e abeti, toccando prima le baite di Stoppadura e poi il bel piano di Bresciadega (m. 1241); più oltre, una comoda sterrata attraversa la parte più bella della valle, in cui i pascoli si alternano alla pineta, e raggiunge infine il Rifugio Brasca (m. 1304), situato tra magnifici esemplari d’abete alla confluenza della Val Spassato con la Val Codera, e sormontato dalle impressionanti placco nate granitiche delle pareti nord della Sfinge e del Ligoncio, oltre i tremila metri.
Riposo, cena e pernottamento in rifugio.
Dislivello: ca. 1050 m. in salita, qualche decina in discesa.
Difficoltà: E
Tempo di percorrenza: 4.30 – 5 ore ca.
 
Sabato 4 settembre
Sveglia di buon’ora e robusta colazione, perché la giornata lo richiederà, poi zaino in spalla e partenza.  
Si prende il sentiero alle  spalle del rifugio che raggiunge una piccola cappella in pietra, seguitando sulla destra c’infiliamo nella pineta con la salita che si fa via via più dura e sapendo fin d’ora che non si addolcirà nemmeno per un istante fino al Passo del Barbacan. 
Si risale per tornanti uno spallone coperto di larici e ci si sposta quindi verso destra uscendo dal bosco in vista della Valle dell’Averta, puntando a una dorsale sul bordo di un canalone, da dove si avvistano la Cima di Barbacan (m. 2738) e l’ardita guglia della Punta Milano. La traccia taglia la testata del canalone e si dirige a sinistra verso le povere baite dell’Alpe Averta (m. 1957), oggi abbandonate; integralmente costruite in pietra a secco, coi tetti in minuscole “lose”, le stalle e le casupole dell’Averta, che ai nostri occhi hanno il fascino dell’autenticità rurale, danno anche un’idea significativa della durezza della vita in alpeggio.
Ripresa la salita rimontiamo un costone erboso costellato di massi, poi una ripida dorsale al termine della quale si giunge a un enorme masso strapiombante  sul sentiero, nei pressi di un bivio, oltre il quale si deve affrontare l’ultimo, decisamente duro pendio che conduce al Passo del Barbacan (m. 2598).
Saremo ripagati della fatica fatta per arrivare quassù (almeno speriamo…) con un panorama mozzafiato sulla corona di cime della Val Porcellizzo, tra le quali spicca il poderoso gruppo Badile – Cengalo, ai cui piedi la valle si stringe in un imbuto precipitando nella Valle dei Bagni che la mette in comunicazione con la Val Masino. Dal passo si scende per tracce di sentiero nel canale sottostante fino ad incontrare il Sentiero Risari; raggiuntolo lo si prende verso sinistra e per saliscendi su pascoli cosparsi di rocce, attraversando alcune valle-
cole, si arriva in circa un’ora dal passo al Rifugio Gianetti (m. 2534).
Dal piazzale del rifugio si nota il caratteristico Dente della Vecchia, poi viene l’immensa mole del Pizzo Badi-
le (m. 3308), col suo aereo spigolo meridionale, e infine l’altrettanto spettacolare spigolo sud del Pizzo Cen-
galo (m. 3370). Prima di cena speriamo di godere della meravigliosa visione di queste cime al tramonto.
Dislivello: m. 1300 in salita, poche decine in discesa.
Difficoltà: EE
Tempo di percorrenza: ore 6 – 6.30 ca.
 
Domenica 5 settembre
Giornata più riposante, dedicata alla discesa a valle. Si scende sotto il rifugio tra pascoli e sassi fino a raggiungere il ripido salto di una bastionata che immette nel Zucun, o “Pianone”, una conca un tempo occupata da un laghetto glaciale, un luogo delizioso solcato dalle acque del torrente da cui, volgendosi verso la testata della Val Porcellizzo, si ammira uno dei panorami più belli delle Alpi. 
Sotto il Pianone la valle inizia a stringersi, il pendio si fa più ripido percorso dalla mulattiera sempre in lastroni di granito che perde rapidamente quota avvicinandosi al limite del bosco di conifere. Dopo che il sentiero ha attraversato le curiose “Termopili”, ovvero due enormi massi accostati, raggiunge le baite di Corte Vecchia (m. 1405) ed entra definitivamente nella pineta. Si scende per tornanti a sinistra del torrente che forma balzi e cascate e alla fine del pendio si esce in un’ampia radura dove s’imbocca una strada sterrata che rientrando tra gli abeti raggiunge in breve Bagni del Masino (m. 1172).
Dislivello: m. 1360 in discesa
Difficoltà: E
Tempo di percorrenza: ore 2.30 – 3 ca.
Da qui, dopo un po’ di riposo, il pullman ci riporterà ad Arezzo con arrivo previsto, salvo intoppi di viaggio,  alle ore 20 circa.
Attrezzatura necessaria: abbigliamento da alta montagna, bastoncini telescopici (utili visti i dislivelli), sacco lenzuolo per i pernottamenti in rifugio, scorte alimentari per i pasti da consumare durante le escursioni.
Anche se non presenta difficoltà alpinistiche (solo qualche tratto su roccette nei pressi del Passo del Barbacan) la lunghezza e l’altimetria delle tappe richiede buon allenamento, passo sicuro e sufficientemente spedito.
Quota di partecipazione: è stabilita in € 180,00 comprensivi di viaggio A/R in pullman, due mezze pensioni in rifugio e spese organizzative.
Al momento dell’iscrizione dovrà essere corrisposta una caparra di € 60,00, senza la quale l’iscrizione stessa non sarà considerata valida.
La gita si effettuerà con un numero massimo di 25 partecipanti. 
Il viaggio in autobus si effettuerà con l’adesione di un minimo di 16 iscritti. Qualora il numero fosse inferiore, si potrà ugualmente effettuare la gita utilizzando mezzi propri, il che però implicherà lasciare le auto a Novate Mezzola e il terzo giorno raggiungere a piedi la località di S. Martino, allungando il percorso di circa un’ora e mezza, da dove con autobus e treno si tornerà a Novate Mezzola.  In tal caso, ovviamente, l’importo complessivo della quota verrà ricalcolato tra i partecipanti.
 
Iscrizioni: presso sede CAI a partire da giovedi 15 luglio, con termine ultimo e improrogabile venerdi 20 agosto.
 
Direttore di gita: Francesco Fracassi (tel. 0575 908433 / 349 7162617)
 
N.B. La Sezione non si assume nessuna responsabilità per eventuali danni arrecati a cose e/o persone durante lo svolgimento della gita.