Orario di rientro ore 21-22.
Equipaggiamento: abbigliamento idoneo alla stagione e alle previsioni meteorologiche. Scarponcini alti da escursionismo e bastoncini.
Pranzo: al sacco in località stabilita dal direttore di gita.
Tempo di percorrenza: ore 6 escluse le soste.
Lunghezza del percorso: 13 km circa
Dislivello cumulativo: m 600
Difficoltà: EE = tratti esposti assicurati con catene nella seconda parte del percorso dopo S. Fruttuoso
Il percorso è caratterizzato da ripetuti saliscendi: da quota 10 di Paraggi – Portofino a 220 (Base 0 – postazione militare della II Guerra Mondiale), a 5 a S. Fruttuoso, poi a 270 (la più alta del percorso) e di nuovo giù a 70 metri su l.m. Si risale a 200 al Passo del Bacio e a 215 a Fornelli (o Batterie- fortificazioni della II Guerra) e infine ai 10 metri di Camogli.
Segnavia: due bolli rossi
Quota di partecipazione:
SOCI: Adulti: euro 24,00- Giovani: euro 21,00
NON SOCI: supplemento di euro 6 per assicurazione infortuni
Iscrizioni a decorrere dal giorno giovedì 10/03/2011 presso la sede del CAI con pagamento contestuale della quota di partecipazione.
Termine iscrizioni: martedì 29/03/2011
Direttori di gita: Giuseppe Giannini 328 4843867- Eliseo Mazzi 340 6266734
La quantità di informazioni opportune per apprezzare adeguatamente l'escursione, richiederebbe una stesura che una semplice relazione non può contenere. Mi limiterò ad una descrizione sommaria , anche nell'intento di lasciare, a chi percorre per la prima volta questo territorio, il piacere di scoprire personalmente le caratteristiche ambientali, paesaggistiche ed estetico-emozionali che offre l'intero itinerario. Si tratta infatti di uno degli itinerari più affascinanti del promontorio, panoramico sul mare e sulla costa: un sentiero ricco di motivi e di interesse che collega, sul versante mare Portofino con Camogli.
Dobbiamo iniziare il percorso in località Paraggi, perché non è consentito procedere oltre con il pulmann nel comune di Portofino.
Il sentiero procede parallelamente alla costa offrendo alla vista la penisola di San Giorgio sulla quale spicca il castello Brown. A nord del porto la strada pedonale, marcata con due bolli rossi, sale tra ville, giardini e scorci panoramici fino alla cappella di S. Sebastiano. In questa zona i coltivi si fondono e sfumano nella vegetazione spontanea a testimoniare i legami dell'uomo con la natura: un rapporto sereno ed equilibrato tra il paesaggio agrario e quello naturale.
Il sentiero prosegue sul lato occidentale del promontorio con vista su "Cala degli Inglesi". Il cammino procede sotto i castagni, poi si immette in un breve tratto di strada carrozzabile che termina davanti ad alcune case.
Imboccato il viottolo sulla sinistra, che costeggiando il mare alterna brevi tratti pianeggianti a numerosi saliscendi, in mezzo a sporgenti roccioni, si arriva in località Base 0, punto di sosta panoramico. Da qui il sentiero si addentra nel bosco e scende in maniera ripida e irregolare con notevoli scorci panoramici. Si scende al piccolo nucleo detto “La Cheta” (piazzola per l’atterraggio degli elicotteri) e quindi, dalle prime case di San Fruttuoso, si giunge al monastero di Capodimonte. In questo lato dell'insenaturra, alla profondità di 17 metri, è collocata la statua del "Cristo degli abissi".
L'abbazia, fondata nel X secolo da monaci greci, nel XII secolo fu affidata ai Benedettini e sopraelevata di un piano. Successivamente divenne proprietà dei Doria che nel XIII secolo costruirono un ulteriore avancorpo con portico e che adibirono a tomba di famiglia una sala dell'abbazia, mentre la torre ottagonale venne coperta da una cupola. Andrea Doria fece costruire l'altra grande torre, che ancora oggi domina la baia, per avvistare in tempo il pericolo che arrivava dal mare. Nel decadimento successivo divenne anche abitazione di pescatori e rifugio per i poveri.
Nel 1983 la famiglia Doria Pamphili dona il complesso al FAI insieme a 33 ettari di terra che includono ad ovest la "Cala dell'Oro" (oggi zona di ripopolamento pesci e pertanto interdetta alla navigazione e al nuoto) e la cinquecentesca torretta di avvistamento.
Si riprende a salire tra boschi e forteti fino alla quota più alta (270m), iniziando poi la discesa attraverso un valloncello umido fittamente boscato fino alla quota 75 poco al di sopra dei ruderi di una casermetta. Ci troviamo nell' ampio vallone della selvaggia Cala dell'Oro. Intorno si notano rilievi assai scoscesi formati da conglomerato, la roccia tipica
del promontorio di Portofino. Nei tempi opportuni il profumo della macchia, il verde intenso delle sue piante (stagionalmente fiorite in bianco, giallo e oro) è la costante di questa parte di sentiero che degrada lentamente verso il mare. Il falco pellegrino e la Charaxes jasius, una vistosa farfalla colorata, i cui bruchi si nutrono delle foglie del corbezzolo.
Dopo un punto molto stretto ed esposto, denominato passo del Bacio (m.200 s.l.), si attraversa un anfiteatro roccioso con sulla destra il monte Campana. Il luogo è moderatamente esposto, ma le catene ancorate alla roccia rendono sicuro e stimolante il tragitto. Si risale attraverso la macchia mediterranea, pervenendo alla località chiamata Batterie. Uno sperone di roccia posto sul crinale che scende fino a Punta Chiappa dal quale si gode un eccellente panorama del promontorio e, trasparenza dell'aria permettendo, di tutta la Riviera di Ponente, fino a Capo Mele e, sulla catena alpina, alle più alte cime delle Alpi Marittime e Cozie.
In basso la lingua rocciosa di Punta Chiappa (da cui prende inizio il Golfo Paradiso)
e Porto Pidocchio, caratteristico porticciolo di pescatori e attracco per servizi turistici.
Si prosegue per S. Rocco attraverso pini e ulivi: procedere diventa sempre più comodo, dominando dall'alto la costa rocciosa (nel sentiero sottostante 800 scalini per Porto Pidocchio e la chiesa di S.Niccolo' del 1114) e i limpidi fondali (la Tonnarella, la Mugginara, riserva protetta), e attraversando con la stradina la borgata di Mortola.
Da S. Rocco per un viottolo piuttosto ripido, a tratti scalinato, tra case sparse si giunge a Camogli: tra mare e collina la policromia di un'architettura spontanea unica, come un fondale di scena.